Grande Nazione dei Litfiba, recensioni a confronto!

Scritto da Nicola Lotto e Luca Comitani on .

litfiba-2012

La Grande Nazione dei Litfiba

Sono tornati!
Questo è il commento più in voga che si può leggere nei forum e nei blog dei sostenitori dei Litfiba che da anni aspettavano di poter rivedere i loro beniamini dare alla luce un nuovo album in studio. A dire il vero la storica band fiorentina, che negli anni’80 contaminò la musica italiana prima con il punk poi con la new ave, aveva già dato prova di esserci con la pubblicazione di Stato Libero, doppio album live che testimonia il tour che nel 2010 li aveva visti ritornare sulle scene dopo un decennio di separazione.
Ma nel 2012 i Litfiba sono ritornati più carichi di prima e con alle spalle l’esperienza di chi conosce il mondo della musica e le sue falle, pronti a invadere il panorama musicale con l’energia contagiosa della chitarra di Ghigo e la voce così famigliare del leader Piero Pelù. Nello scorso gennaio è uscito infatti Grande Nazione, preoccupante fotografia sulle condizioni in cui riversa la società italiana, oberata dal potere di una classe politica persa tra feste e zombie, e sempre attenta a divincolarsi dall’assalto di lupi squali e mostri. Grande Nazione è un album fortemente ironico e di grande impatto, un album rock’n’roll nel senso più classico del termine che unisce testi di rifiuto e denuncia sociale con arrangiamenti decisi e taglienti.
Canzoni come Tutti buoni e Grande Nazione non fanno rimpiangere gli album più duri dei Litfiba, mentre ne La mia valigia e Tra te e me si può ascoltare un Pelù più ispirato e malinconico che riprende il tema del viaggio come cambiamento essenziale e apre a tematiche intime e di coppia. In Elettrica la chitarra disegna armonie fantasiose e provocanti mentre in Brado contaminazioni funky e rap stimolano l’ascoltatore ad inserire nuovamente il disco.
Con Grande Nazione i Litfiba sono davvero ritornati allora, rinvigoriti e sembra addirittura ringiovaniti, e quel che è confortante è che dopo Stato Libero e Grande Nazione un terzo album chiuderà questa curiosa trilogia dedicata agli Stati.
A questo punto non ci resta che attendere con ansia mentre ascoltiamo il loro ultimo lavoro, con un occhio al passato e uno al futuro perché i Litfiba (assicurano Piero e Ghigo) sono tornati per restare, per far ballare e spaccare i timpani di questa Grande Nazione, e per riprendersi a colpi di chitarra come d’accetta il posto d’elite che meritano di avere nel rock italiano.

Un quarto di Grande Nazione

Alla fine hanno dato ascolto a Elio e sono tornati… e dopo il primo ascolto di Grande Nazione mi son chiesto perché mai il “satirico” gruppo milanese li avesse incentivati a “riaccoppiarsi”. Dopo ripetuti ascolti invece mi sento di dire che il disco ha 2 peculiarità positive, possiede un buon “tiro” ed è omogeneo, anche se il risultato finale lascia molto amaro in bocca per chi come me è stato “segnato” nell'infanzia dai primi album della storica band fiorentina. Nessuno si poteva certo aspettare che i 2 “ragazzi” ripercorressero il tempo al contrario ma qualcosa di più poteva essere fatto, soprattutto per la parte riguardante le linee vocali e i testi. In molti brani Pelù forza le metriche e le liriche risultano troppo spesso caciarone e banalotte, denotando la scarsa vena compositiva del nuovo Jack Sparrow fiorentino.

L'album si apre con Fiesta Tosta, rocckaccio pieno di grinta ma povero di idee. Il testo alterna discrete intuizioni a cadute di stile tipiche dei peggiori Litfiba, “il bunga-bu, bunga-bu, bunga-bu si si dà da fare …ah ah ah! entra nella festa è una fiesta tosta” e “Soldi facili sesso droga e Gesù Cristo …oh mamma!!!” ne sono un chiaro esempio.

La seconda traccia è Squalo (primo singolo dell'album), pezzo che ascoltato alla radio ha fatto temere il peggio. Risentito più volte il giudizio non cambia, un buon riff di chitarra e nulla più. Il cantato di Pelù su questa traccia risulta insopportabile e fastidioso.

Elettrica invece è una ballata niente male con un testo finalmente ricercato e accattivante che lascia spazio alla fantasia.

Tra te e me è probabilmente il pezzo peggiore del disco, un pop mascherato con un testo che probabilmente Piero avrà scritto in 5 minuti… il seguente stralcio dovrebbe essere più che esplicativo: “se accettiamo che ognuno è fatto come è fatto se io non cambio te, tu non cercare di farlo con me”. Il resto ve lo risparmio.

Tutti Buoni è un brano rock semplicissimo e orecchiabile che spara a zero sul potere politico. Il ritornello funziona (live spaccherà sicuramente), ma anche qui il testo latita paurosamente. Luoghi comuni a profusione si presentano già all'attacco del pezzo, “Dire bugie è diventato lo sport di una casta che spaccia promesse" e il “vota antonio” finale è una citazione trita e ritrita che non aggiunge nulla, anzi toglie. Lasciamo riposare Totò in pace.

Luna Dark è la seconda ballad e devo dire che potevano risparmiarsela. Non so che dire su questo pezzo, non saprei dove collocarlo. Dopo Sole Nero mancava Luna Nera, probabilmente è l'unico motivo dell'esistenza di questa traccia.

Anarcoide è un pezzo energico che strizza l'occhio al punk, un pessimo punk però. Il testo non migliora le cose e tocca uno dei livelli più bassi del disco, “2+2 farà sempre 4 ma può fare 3 o 5” e “voglio l'idea non l'ideologia credo al cervello credo al rispetto io non ci credo a questo mondo perfetto” non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Grande Nazione ripercorre la strada di Fiesta Tosta e Tutti Buoni. Classico rock tiratissimo che non aggiunge niente di nuovo, riff già sentiti in centinaia di altri dischi e anche qui manca il “graffio” Litfiba. Il testo percorre lo stesso binario.

Brado è la versione “migliore” di Anarcoide, e seppur nella sua ingenuità a tratti coinvolge.

L'ultima traccia è La mia valigia e finalmente ritroviamo i Litfiba, almeno musicalmente. La chitarra di Ghigo fa quello che deve fare, le sonorità sono morbide, il pezzo scivola via lieve e per una volta siamo contenti che ci ricordi un brano già sentito come “No frontiere”.

Nella sostanza Grande Nazione è un disco rock non troppo ricercato, fintamente incazzato, che ci propone un po' di sano casino e proprio per questo dal vivo potrebbe rendere al meglio. I Litfiba nel corso della loro carriera hanno sempre cercato la “mutazione”, ogni disco aveva un suo senso e anche lavori come Mondi Sommersi o Infinito, tanto bistrattati dai fan duri e puri perché giudicati “pop”, denotavano una ricerca musicale e comunicativa che quest'album non presenta.


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